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Intervento di Francesco Rutelli al congresso DS. Dal sito www.dsonline.it
FRANCESCO RUTELLI

Carissimi delegati, cari Piero, cari amici.
Il Congresso di Pesaro non è solo un avvenimento importante della storia di questo vostro partito, è un avvenimento decisivo per l’Ulivo, per tutte le forze riformiste e democratiche italiane. Io credo che non è stata solo una prova di amicizia e di lealtà l’atteggiamento di grande rispetto da parte di tutte le forze di centro sinistra nella difficile preparazione di questo congresso è
stata la dimostrazione di un preciso interesse. Senza i democratici di sinistra non c’è Ulivo, senza DS autorevoli, forti, più forti di oggi, non c’è futuro per l’Ulivo, non c’è riscossa possibile per il centrosinistra.
Il mio compito oggi non è però quello di ripetere quello che ho già detto spero con chiarezza e con convinzione, nei mesi scorsi e fino a ieri sera. E’ di tentare di fare intendere ciò che penso, che pensiamo per il futuro.
Sappiamo che i problemi dell’Ulivo degli ultimi anni sono stati soprattutto problemi di coesione interna, di integrazione della classe dirigente, di affidabile proposizione unitaria davanti a paese. Questa affidabilità unitaria è il primo requisito della moderna cultura di governo. Sappiamo che Blair ha contato un significativo gruppo di dissenzienti nel voto sulla guerra in Afghanistan. Abbiamo visto che anche in Germania c’è stata una sinistra post-comunista che ha votato contro ed in Francia un dissenso serio tra comunisti e verdi, posizioni comunque rispettabili su una materia così drammatica. Ma abbiamo visto che il patrimonio più grande che Schroeder ha messo in campo ieri con il voto di fiducia non è stata la sua risicata maggioranza di 7-8 voti (in fondo, non molto diversa di quella che aveva il Governo Prodi), quanto proprio il suo patrimonio di credibilità, di idee e di visione del futuro del suo Paese.
Noi sappiamo in Italia di essere diversi e di avere una storia diversa alle spalle. Abbiamo fatto i conti con la totale ristrutturazione del campo delle forze politiche e sappiamo che questo è ancora oggi all’ordine del giorno anche del vostro congresso. Dobbiamo cercare di fare una doppia operazione: rinascita dei partiti; buon funzionamento della coalizione. Se guardiamo alle nostre spalle, sappiamo che in Italia abbiamo condizioni storiche particolari, che non hanno a che fare con la geopolitica, ma anche con la specificità vitale di alcune esperienze sia comuniste, sia cattoliche, e non solo, della democrazia italiana, che hanno prodotto una particolarità del riformismo italiano. Non è esistito, Piero lo ha analizzato ieri nella sua relazione, un riformismo italiano autosufficiente.
Questa realtà poteva apparire come un ritardo statico, come una debolezza. Noi l’abbiamo colta, nella metà degli anni ’90, come una ricchezza e come un’opportunità.
Per usare una espressione sintetica, abbiamo fatto “il salto della rana”, saltando cioè alcuni passaggi cruciali. Ma c’è mancata la capacità di coesione dentro l’Ulivo che permettesse a questa intuizione, lo voglio ricordare, che ebbe Prodi, ma che ebbe D’Alema, che ebbe Veltroni, che ebbe il vostro partito nel puntare sull’Ulivo alla metà degli anni ’90. Oggi sia questa opportunità sia quelle difficoltà le dobbiamo assumere per spazzare via il campo da nuovi possibili errori.
Io credo che nel tempo medio non ci sia alternativa a questo obiettivo, far rinascere i partiti imperniati su due assi fondamentali, e fare funzionare al meglio la coalizione. Non credo ci sia la possibilità, pena la perdita di milioni di voti verso la sinistra e verso il centrodestra di trasformare l’Ulivo in partito unico. Credo, come ha ricordato Piero nella sua relazione, che la coalizione debba ricevere poteri delimitati, ma precisi dai partiti, che dobbiamo costruire un processo democratico condiviso in vista della Convenzione dell’Ulivo della prossima primavera.
Per quanto riguarda i partiti sottoscrivo quello che ieri è emerso con molta forza. Non ci sono scorciatoie possibili. Dobbiamo costruire forze alleate il più possibile complementari, dobbiamo esprimere rispetto per chi non voglia far parte degli aggregati fondamentali dentro l’Ulivo, ma stando anche dentro le regole comuni, dobbiamo chiudere la porta alla esasperazione di quella che in Italia, e forse solo in Italia, si chiama la ricerca della presunta “visibilità”, che si traduce in notizie polemiche sulla stampa, ma non produce voti. Questo l’abbiamo imparato negli ultimi anni, e credo che dobbiamo con intelligenza saperlo perseguire nel tempo che viene, anche perché questa storia della “visibilità” è un tipico paradigma, permettetemi, della vecchia politica: ha dimostrato di non funzionare, non lo dico polemicamente, ma abbiamo i risultati nelle ultime elezioni che parlano chiaro.
Non c’è solo la vittoria del centro destra, risicata nei numeri, ma forte nei seggi (purtroppo, per la difficoltà e la crisi della coalizione del centro sinistra) e invece il modello padronale che ha funzionato per il centro destra. C’è stato anche il fallimento dell’idea di costruire un terzo polo, che non ha portato da nessuna parte e si è rapidamente dissolto, ma c’è stato anche l’insuccesso, lo dobbiamo dire con chiarezza, dell’idea di autosufficienza di una sinistra antagonistica che non ha guadagnato, ma anzi ha visto ridurre i suoi voti quanto più si è contrapposto al progetto di governo dell’Ulivo e del centro sinistra.
E’ una esperienza su cui occorre che tutti riflettano. Lo dico, come vedete, con un ragionamento, non come una espressione polemica. Penso sia la realtà: in questo dobbiamo sapere dov’è la differenza con la destra, nella costruzione del consenso, nella capacità di trasmettere messaggi forti, limpidi, semplici, comprensibili, che vadano in profondità nel paese. Avete visto la recente analisi de “Il Mulino” che dimostra che il centro destra ha vinto le elezioni innanzitutto nell’Italia meno informata, cioè tra gli italiani che si fanno un’idea della politica un poco ogni tanto, che ascoltano distrattamente uno slogan, che danno un voto una volta per poi non restituirlo la volta successiva, mentre il centro sinistra ha vinto, e nettamente, tra la gente che si forma una opinione, che ha delle convinzioni, che ha una cultura politica.
Perché ha vinto il centro destra lo sappiamo e noi dobbiamo costruire nel tempo che viene un’alternativa a quel modello di coesione e di comando padronale attraverso la fatica civile, creativa e trasparente della democrazia.
Il nostro è un modello diverso, lo stiamo iniziando a costruire. E’nelle mani vostre, è nelle mani anche del congresso dei Democratici di Sinistra creare le condizioni perché le diversità tra noi si traducano in una più forte qualità e capacità di governo e di proposta al Paese.
Del resto, non dobbiamo avere paura di contrastare la destra, non dobbiamo avere alcun timore nel dire la verità agli italiani, dobbiamo avere l’orgoglio di organizzare l’opposizione ad un governo che rappresenta precisi interessi privati di potere, un disegno piccino per il futuro della nostra Patria, e che sta già fallendo nel realizzare la montagna di promesse presentate al popolo italiano.
E guardiamo alla loro cosiddetta “rivoluzione liberale”. Guardiamola nella legge finanziaria, nei condoni e le amnistie per gli evasori. Secondo le prime analisi, ci sono con la Finanziaria più benefici per il 18 per cento degli italiani e meno benefici sociali per il 40 per cento rispetto alla Finanziaria del centro sinistra. Nessun taglio alla tasse; anzi: aumento delle tasse a livello locale; solo la Regione Veneto fa salire quest’anno la tassazione, lo dobbiamo dire a tutti gli italiani con chiarezza, per 308 mila lire per ogni famiglia.
Questo è il cambiamento di chi si è presentato agli italiani annunciando da subito meno tasse per tutti, la riduzione dell’1% dell’IRPEF già a partire dal 2002.
E da un governo che si vuole liberale gli italiani si aspettavano apertura dei mercati, lotta ai monopoli, più concorrenza nell’interesse dei consumatori, più investimenti nella ricerca, più incentivi per l’innovazione e soprattutto per la crescita economica del Mezzogiorno. Invece, gli incentivi vanno a chi compra un’automobile di lusso, nuove leggi si fanno a favore delle aziende che incorrono nel falso in bilancio, nuove regole si propongono a vantaggio di chi vuole avere mani libere per licenziare.
Il “buco di bilancio” lo abbiamo visto, non c’era. Lo stanno creando con una crescita impossibile sul PIL annunciata nella Finanziaria, con una legge Tremonti e un decreto sulla sanità, privi di coperture.
Questa Italia di Berlusconi non ci piace e se noi saremo solidi, uniti, coerenti, dimostreremo presto che non piace alla maggioranza degli italiani.
Al Congresso di quello che è il primo partito della nostra coalizione io vorrei consegnare anche un impegno personale. E’ un impegno basato sulle mie convinzioni e anche sulla mia esperienza politica, che è stata animata anzitutto da uno spirito unitario, sia nel mio lavoro di sindaco sia nel mio lavoro politico. E’ chiaro che tutti noi siamo e ci dobbiamo considerare al servizio del centrosinistra. Io vorrei rinnovare qui l’impegno di essere al fianco di qualunque scelta che il centrosinistra farà nel futuro; di qualunque candidato insieme sceglieremo domani dopodomani, e sinchè avremo forza. E, se mi passate la battuta, voglio cercare di battere il record nazionale di “non” polemica interna. Vorrei cercare di battere il record nazionale di “non-conflittualità e battute velenose tra di noi”! Credo che sotto questo profilo il nostro compito è di concorrere a costruire nella discussione democratica qualità e civiltà sapendo che in politica il conflitto vale il conflitto; è l’anima della politica, è l’anima del cambiamento. Ma la conflittualità no, la conflittualità distrugge. Quindi vi dico che se dovessi rompere una volta questo impegno vorrà dire che qualcuno si è presentato con un martello, ha cominciato a martellare, a martellare le uova diciamo così. E, che a quel punto, il mio impegno sarà di fare le uova strapazzate ma anche lì di cercare di non rispondere ad altre martellate. Impegnamoci insieme negli anni che vengono a lavorare con la responsabilità di una classe dirigente, a costruire l’unità, la coesione e il nostro progetto positivo per il Paese. Allontaniamo da noi questo virus che la destra ha allontanato attraverso una gestione padronale basata sul denaro e su una organizzazione a noi estranea. La civiltà con cui costruiremo questo senso di unità e di integrazione sarà il terreno, il banco di prova anche del nostro successo futuro. Del resto, se a questo record io voglio aspirare so che potrò aspirarvi solo ex aequo, cioè alla pari con Piero Fassino. Abbiamo lavorato in questo anno confrontandoci ogni giorno, non polemizzando mai, cercando sempre di costruire. Questo lo facciamo e lo faremo con tutto il gruppo dirigente del vostro partito e dei partiti del centrosinistra. Di questo Piero lo voglio ringraziare. Sono certo che la sua solidità, la sua forza morale, la sua serietà, la sua qualità umana conquisteranno come è già avvenuto - pochi ci credevano all’inizio della campagna elettorale nel recupero di tanti voti incerti o dispersi, soprattutto nel nord - la fiducia di milioni di italiani. Questo è l’augurio che io ti rivolgo per il lavoro enorme, impegnativo, grande per il nostro Paese che ti attende da domani sera, caro Piero.
Concludo. Noi dell’Ulivo siamo tra gli eredi dei grandi movimenti della libertà, la democrazia, la giustizia sociale che nel secolo scorso hanno attraversato gli Stati nazionali. Oggi occorre riproporre questi ideali e questa azione su scala globale promuovendo la nascita e il consolidamento di una società civile planetaria, contrastando i nuovi credo, le nuove religioni il laisfer faire (peraltro in crisi dopo l’11 settembre) battendoci per regole certe per l’economia del mercato planetario, chiedendo forme di democrazia transnazionale. Noi lavoreremo per una agenda di proposte “per cambiare il mondo” e questo è il livello di ambizione che dobbiamo perseguire certo non da soli, ma con tutte le forze del riformismo internazionale. Non ci dimentichiamo che oggi dall’Australia, dove ha vinto la destra sulla base di un’agenda xenofoba contro l’immigrazione, alla Danimarca, dove un governo di centrosinistra rischia di perdere le elezioni di nuovo per una forte contrapposizione su base xenofoba e razzista, è chiara la differenza con chi pensa ad un futuro di responsabilità, di crescita per il mondo basato su più giustizia e più democrazia; è chiara la responsabilità nostra nello scontro con le destre a livello internazionale. Penso che il protagonista di questo movimento per la libertà e la giustizia planetaria può essere uno solo: l’Europa. Ma l’Europa del futuro, non certo quella dei conflitti e delle ideologie del ‘900: non dobbiamo indugiare più sulle analisi del passato ma, appunto configurare questa agenda dell’avvenire. Certo: facciamo e faremo ancora fatica a costruire un’opposizione che sia davvero alternativa e di governo. Dico: alternativo e di governo e non uso per caso questi due termini per qualificare la nostra opposizione. L’alternarsi normale di opposti schieramenti al governo in Italia è stata una conquista dell’ultima ora. Molti di voi nei decenni scorsi sono stati quasi sempre all’opposizione e molti altri nell’Ulivo per decenni sono stati quasi sempre al governo e quindi non è scontata una idea di opposizione alternativa e di governo. Perché non basta dire male del governo bisogna candidarsi con progetti credibili a sostituirlo. E perché non serve riproporre percorsi consociativi o confondere la sacrosanta esigenza di un approccio bipartisan sulla crisi mondiale con la sordina sulla nostra opposizione al governo Berlusconi. L’opposizione alternativa e di governo non è un ribaltone né uno slogan di piazza. Va costruita con costanza e soprattutto, nel Paese, con le persone, con le categorie produttive e sociali. Abbiamo alcuni anni per radicare la coscienza che battere Berlusconi è una esigenza per il Paese e che noi - come titolava oggi l'Unità - siamo meglio di loro. Perché tra Ulivo e Casa delle libertà la scelta è alternativa. Non c’è un modello unico che consente al massimo di scegliere tra Coca Cola e Pepsi Cola !. A questa visione dell’Italia noi abbiamo dato un nome: Ulivo. L’Ulivo è la chiave per trasformare l’anomalia italiana da possibile debolezza - questa anomalia italiana che non ha fatto crescere il riformismo nella storia moderna del nostro paese – in una realtà di forza e di ricchezza in grado di candidarsi serenamente alla conquista del governo del paese. C’è una condizione: che noi la smettiamo di considerare l’Ulivo un semplice cartello elettorale da rimettere in soffitta come i vecchi orologi un po’ scassati dei nostri nonni. L’Ulivo è un progetto vitale e razionale che si illumina e si scalda con i raggi di una nuova forza civile. L’Ulivo deve essere capace di coinvolgere milioni di italiani che si sentano di nuovo protagonisti del cambiamento, che si sentano di volere partecipare a questo progetto di innovazione e di coesione per il futuro del nostro paese. L’Ulivo è per noi e sarà nei prossimi anni la forza unitaria attraverso la quale sulla base di queste idee e di questi valori, e degli ideali che hanno animato tutti voi lungo la storia personale di ciascuno, ci permetterà di colmare la distanza del consenso che abbiamo registrato il 13 maggio, di recuperare la fiducia di milioni di italiani, di tornare a governare il nostro Paese.
Buon lavoro, vi ringrazio, in bocca al lupo ai Democratici di Sinistra


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