|
|
| Dalla Gazzetta del Mezogiorno del 20/11/2001 |
|
VERSO UN PARTITO UNICO RIFORMISTA
Il dopo Pesaro a Brindisi: le forze di sinistra che guardano al partito socialista europeo
daranno vita ad un progetto unitario subito?
Ascoltiamo i protagonisti.
I Ds
«Siamo diventati un partito riformista portando a compimento l’intuizione della Bolognina
- dice Carmine Dipietrangelo, Ds, vicepresidente del Consiglio regionale -: c’è
voluto forse troppo tempo, ma l’essersi divisi sul significato da dare al riformismo è un fatto
positivo, perchè è superata la vecchia logica del centrismo democratico e c’è una maggioranza
e c’è una minoranza che vivono nello stesso partito così come accade in tutti gli altri
partiti socialdemocratici d’Europa.
Ora bisogna passare alla cultura politica propria del riformismo: quella di conoscere
la realtà in cui si opera, farsi carico delle contraddizioni presenti nella società e dare a
queste le soluzioni secondo un punto di vista democratico e riformista». E scendendo nello
specifico aggiunge: «Quella uscita da Pesaro non è una proposta per mettere assieme eventuali
gruppi dirigenti, ma è la proposta di una politica e di uno strumento per costruire il
partito riformista italiano, alla cui definizione devono partecipare non solo i vecchi partiti
della sinistra che non hanno più ragione delle divisioni, ma tutte quelle energie che da anni
hanno sentito e sentono la mancanza di un partito con queste caratteristiche.
Dobbiamo quindi guardare avanti - prosegue - e soprattutto ai giovani
e alle contraddizioni dell’attuale società, per poter un partito con politiche di carattere
riformistico». E Dipietrangelo osserva: «Non è solo importante il definirsi, quanto
l’agire politico sociale e istituzionale che deve essere improntato da questa nuova cultura
politica. Certamente nella sua costruzione non si può non partire dal mondo dei lavori,
delle professioni e della cultura: ma guai se il partito con queste caratteristiche avesse
come unico riferimento solo una parte della società». E guardando a Brindisi? «Questo - secondo
Dipietrangelo - significa una vera e propria rivoluzione culturale, per quanti in questi
anni si sono allontanati dalla sinistra o, pur pensando con punti di vista di sinistra, non
hanno trovato nei vecchi contenitori della sinistra i loro strumenti per la loro passione
civile e politica. Questo comporterà, a partire dai prossimi giorni una ripresa di iniziativa
anche di carattere culturale, per rimettere in movimento energie e strutture e per costruire
sedi del confronto paritario, per costruire la sinistra riformista brindisina. Mi auguro
che i passaggi elettorali ai quali stiamo andando incontro, vengano vissuti da tutte le
componenti della sinistra senza fare più analisi del sangue, dal momento che, come diceva
Amato a Pesaro, "il sangue della sinistra italiana viene da quel sangue che fece nascere il
socialismo italiano a fine Ottocento"». Ed incalzando sul punto Dipietrangelo aggiunge:
«Quello che divise il socialismo è ormai alle spalle, dal momento che la socialdemocrazia
e le politiche che ha portato avanti hanno vinto sull’idea e sulla società pensata dalle forze
comuniste che si divisero nel 1921 dai socialisti. La storia ha fatto giustizia delle divisioni
e delle lacerazioni. Per Brindisi significa cominciare aguardare alla società, alle sue
trasformazioni, ai bisogni di cambiamento presenti tra tanti settori e tra le nuove generazioni,
perchè soltanto ripartendo dalla società, dalla sua comprensione si possono dare risposte
di progetto e di governo ai bisogni di cambiamento in essa presenti: una sinistra così
riformata, dà un eccezionale contributo all’espansione dell’Ulivo, che rimane per quanto
ci riguarda, non solo una coalizione di carattere elettorale, ma il luogo dove si confrontano
e si uniscono i riformismi delle varie culture politiche italiane, a partire da quello cattolico.
Il congresso dei Ds - conclude - apre un cantiere a cui sono chiamati tutti coloro che
sono disponibili a recuperare i valori e le idealità del socialismo italiano ed europeo».
«Questo congresso segnerà sicuramente la storia della sinistra italiana - sostiene Vittorio
Bruno Stamerra, assessore al Bilancio -: giunge in ritardo e nella consapevolezza che
le botte che ci siamo dati per 70/80 anni non solo hanno fatto male ai due partiti, ma hanno
fatto male soprattutto al paese, a cui si è sottratta la possibilità di quei processi innovativi,
che sono insiti nella sinistra democratica europea.
Se Francia, Germania, Inghilterra, Svezia, Danimarca, Spagna - aggiunge -, possono oggi
dirsi più avanti dell’Italia nell’innovazione e nelle nuove dinamiche economiche, lo devono
al contributo che le locali socialdemocrazie hanno dato al governo di quei paesi».
«Un’altra considerazione estremamente importante che sento di dover fare - prosegue -, a conclusione di questo congresso
e da socialista che ha aderito ai Ds senza rivendicare trattamenti da protezione della
specie, è la fine di un rapporto privilegiato con il mondo del lavoro, inteso nella maniera di
quando vigeva un’antica mappa dei bisogni, pensando invece ai nuovi ceti professionali,
alle nuove professioni, ai nuovi mestieri: insomma è stato bandito un vecchio collateralismo
ed il partito che dialoga con la società civile è il partito che rappresenta i lavori e non
soltanto le vecchia categorie del lavoro». «A Brindisi - dice ancora - è necessario un forte
segnale di discontinuità rispetto al passato, avviando subito un processo di rinnovamento
che dimostri una rottura con la tradizione comunista, nel senso che il gruppo dirigente
va scelto anche tra i nuovi iscritti al partito, tra coloro che non sono stati mai iscritti al
vecchio Pci-Pds e che nello stesso partito non abbiano mai ricoperto incarichi e aprire le
sedi dei partiti anche alle icone del socialismo democratico, quello che anche in questo paese
ha vinto l’appuntamento con la storia».
I socialisti
E i socialisti che pensano?
«L’apertura è coraggiosa - dice Franco Stasi, segretario provinciale dei Ds -: si apre finalmente
un percorso che vuol approdare al socialismo europeo. Su questo si può lavorare più intensamente: finalmente i Ds
sono giunti al loro approdo naturale e lo Sdi a febbraio celebrerà il suo congresso, da qui a
febbraio ci sono tutti i tempi per svolgere un confronto serrato.
La cosa più importante - aggiunge - è che sulla scena ritornano i partiti ed il loro valore,
perchè i Ds tornano indietro ad esempio sul giustizialismo, che è la negazione della
politica e che ha visto come vittime sacrificali i partiti ed il Psi innanzi tutto ed il suo impegno
innovatore di programma e di governo e di progresso, che hanno dato all’Italia negli
ultimi 30 anni. Rispetto a questo - prosegue - è chiaro che c’è un ulteriore passaggio: positivo
individuare la scia del socialismo europeo, ma non bisogna dimenticare che nella scia
ci sono stati per quasi un secolo il Psi e la sua storia con la quale i Ds si dovranno confrontare
senza equivoci e senza mettere la testa sotto la sabbia, rivalutando tutte le azioni positive
che sono state svolte e riconoscendo la capacità di tutti i dirigenti, ivi compresi, con
Craxi, quelli più recenti del socialismo italiano. Una lettura trasparente delle ultime vicende
politiche, per disegnare insieme, se possibile, un percorso nuovo, senza trucchi, nel
quale tutti hanno la possibilità di partecipare, di avere identiche possibilità. É del tutto evidente
che, ove si costituisse l’idea di ricostituire un’unica forza socialista riformista italiana,
probabilmente riuscirebbe più facile il richiamo, sia all’elettorato che ai vecchi
gruppi socialisti, oggi collocati maggiormente in Forza Italia, ma soprattutto nei confronti
delle giovani generazioni che oggi sono divise in tanti rivoli e che soprattutto per le loro posizioni
antagoniste si pongo in maniera molto critica nei confronti della sinistra italiana,
anche e soprattutto nei confronti di quella sinistra che vuole assumere posizioni di
governo. A Brindisi abbiamo già avviato da tempo questi confronti - conclude - ci auguriamo
che non si debbano aspettare soltanto indicazioni di carattere nazionale, ma è
possibile per la presenza di gruppi dirigenti autorevoli avviare concretamente quest’esperienza
anche nella forma di liste federate e vedere anche in questo prossimo passaggio elettorale
se gli elettori della provincia di Brindisi esprimono un gradimento rispetto a
questo tipo di impostazione».
«L’analisi di Amato è pienamente condivisibile ed ha notevolmente entusiasmato - afferma
Gino De Michele, capogruppo al Comune del Partito socialista unitario -. Sulla nostra
origine comune nel 1892 non credo ci siano più dubbi, come non credo ve ne siano
nell’ammettere che non c’è più tempo da perdere nel realizzare l’unità e nel determinare la
strada comune da intraprendere, lasciandoci alle spalle le divisioni che non hanno più senso,
la cui analisi va affidata alla storia. Non possiamo mantenere questa situazione di divisione
- aggiunge - , ma interpretando i valori sociali di questo paese, che sono il lavoro, i
giovani, la solidarietà, e che devono essere rappresentati politicamente da una forte sinistra
in un confronto con un centrodestra che non privilegia le categorie più deboli o le
diverse libertà individuali di questo paese. Dobbiamo riappropriarci e difendere questi
valori che si inseriscono in una politica europea e questa credo sia la grande sfida. A
Brindisi, come nelle realtà locali il bello viene adesso: noi socialisti, qui siamo già pronti,
naturalmente dandoci appuntamento alle prossime elezioni amministrative e vorremmo
che questa scadenza fosse l’approdo ed il passaggio nel quale misurare questa capacità di interpretare
il cambiamento a livello locale. Non dovrebbero vincere la miopia politica ed i
residui di dietrologie e comportamenti che si è stati unanimi nel lasciare alla valutazione
della storia, mentre la politica ha altre responsabilità, prima fra tutte quella di dare
risposte, che riconquistino la società alle radici e prospettino un nuovo modo di rapportarsi
con i problemi».
Angelo Sconosciuto
| |
|