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| Dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 29/11/2001 |
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UN PROGETTO DI SCUOLA CHE CI PENALIZZERA'
Parte anche da Brindisi la bocciatura alla politica della scuola attuata dal governo.
Nella gremitissima sala della Protomoteca, in Campidoglio, in Roma, il Coordinamento
dell’Ulivo ha organizzato una manifestazione nazionale sulla scuola e ad essa ha partecipato,
per il cooridnamento dell’Ulivo di Brindisi, la prof. Maria Carrozzo.
«A tutti i presenti sono state consegnate una matita rosso-blu e una pagellina, per dare
un voto al ministro della Pubblica Istruzione - spiega la prof. Carrozzo -. A quell’incontro,
i protagonisti sono stati gli studenti, i docenti, i rappresentanti delle scuole pubbliche e
private e politci.
Gli studenti del Liceo "Tasso" di Roma - aggiunge -, nel motivare la loro protesta, che
quest’anno non è la solita occupazione prenatalizia, hanno, a nome degli Studenti Medi
Italiani, denunciato l’indebolimento della Consulta, la scarsa rappresentatività degli
studenti e la mancata convocazione dei rappresentanti delle Consulte. Tutti chiari
segni della scarsa considerazione in cui è tenuta la scuola da parte del Polo.
Più volte è stato citato dai relatori il programma dell’Ulivo del 1996 che ha dato inizio al
più grande intervento riformatore nella scuola. Mentre sino ad oggi la scuola si è potuta connotare
come un forte sistema di integrazione sociale, ora punta alla selettività sociale e
alla gerarchizzazione». Ma nelle valutazioni si è andati oltre. «Su questa filosofia
non è d’accordo neppure la Confindustria - sostiene la rappresentante dell’Ulivo -: la
mancanza di istruzione si scarica sul sistema produttivo. Nel definire la politica
scolastica della Destra gravida di danni per il Paese - aggiunge -, dai numerosi interventi
emergono le linee programmatiche della scuola dell’Ulivo. In esse emerge la richiesta di
investimenti per il diritto allo studio, da destinare alle Regioni (libri, servizi
agli studenti, borse di studio, assegni)».
Ma quali risultati si sono raggiunti? «Si chiede di dare centralità al sistema pubblico
di istruzione e formazione, attraverso risorse finanziarie adeguate - dice la prof. Carrozzo
-. Si chiedono investimenti straordinari, per assicurare il diritto di tutti di imparare.
Molto ci si è soffermati sulla valorizzazione professionale dei docenti: formazione,
retribuzione adeguata al quadro europeo, carriera non automatica. Per l’attuazione
dell’autonomia scolastica - prosegue -occorre assegnare ai Comuni, alle Province e alle
Regioni le funzioni previste nelle disposizioni federaliste, e ciò comporta la piena
attuazione della legge sulla parità».
E cos’altro è scaturito? «Un "No" deciso al buono scuola - risponde -: in Lombardia ne
hanno usufruito soprattutto le famiglie medio-alte. Si deve puntare all’attuazione dell’obbligo
formativo fino a 18 anni nella scuola, nella formazione professionale e nel
nuovo apprendistato. Ancora un "No" all’anticipo della scelta dell’indirizzo scolastico
a 11-12 anni e ai due canali separati nella scuola, uno per l’avviamento professionale e
uno per l’istruzione». Quanto ai genitori, «è pervenuta anche la voce del
Coordinamento Genitori Democratici che, nel biasimare l’ipotesi di attuazione di un esame
di stato che abolisce ogni rigore per trasformarsi in uno scrutinio finale a tutto
vantaggio delle scuole private, ha chiesto di concretizzare la battaglia per la centralità
del sistema pubblico di istruzione, coinvolgendo l’intera società civile, a fronte di una
Finanziaria che dimentica la centralità della scuola e della ricerca».
Scuola al bivio, dunque? «Certo - sostiene la prof. Carrozzo -: la scuola è al bivio, occorre
che tutti conoscano la "logica" del governo del Polo, dal cui seno è nata l’idea (subito
attuata) del deputato Garagnani, che ha istituito un numero verde a cui telefonare
per smascherare i professori che non condividono la linea del governo Berlusconi
e abituano gli studenti ad esercitare il senso critico. Attendiamo di sapere quale castigo
avremo. Forse per il governo del Polo è più semplice, per ottenere consensi, ascoltare
la voce di quanti, nei governi precedenti, hanno dato centralità alla scuola, commettendo
anche degli errori, ma mai ricorrendo a delatori e spie».
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