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Intervento: Messaggio di Francesco Tommaso Armenti

SULLA STRADA DI KABUL

Questo testo è un messaggio di speranza, ispirato alle cronache di guerra che fanno parte del nostro quotidiano.

Khasim dalla faccia sporca
e dalle braccia biscotto,
gli occhi che trapassano il cielo
come la spada del Profeta
e il cuore sull'orlo di un fossato,
libera il suo aquilone
oltre i muri dei cortili
i tetti di fango rappreso
sulla strada di Kabul.

Contro un filo di vento
lottano Khasim e l'aquilone
tra gli asini e i taxi stipati,
le vecchie bici su Khora-y-Sadorat.

Lenta, a stappi si leva
quell'anima innocente di pace,
a strattoni guerreschi
superando gli spari ed i cingoli
rubati ai sovietici
sulla strada di kabul.

Un aquilone da niente:
due legnetti incrociati,
un sacchetto di plastica aperto
a fare da ali colorato di sogni,
qualche metro di nylon
da serrare nel pugno
come un'innocente vittoria.

E via, via
nell'impalpabile vento
sulla strada di Kabul.
Ride Khasim
da una fila doppia di denti splendenti,
pari soltanto alla luce
dei suoi occhi di ragazzo,
ogni volta che l'uccello di plastica
nel cielo di zolfo s'inerpica,
nei cerchi di nubi s'impiglia,
nei vortici di aeree correnti
scarabocchia alfabeti di libertà
appena conquistata,
sulla strada di Kabul.

Ieri tutto era "harram".
Perfino il gioco dei bambini
turbava il Profeta.
Immalinconiti aquiloni
dormivano agli angoli dei cortili
accanto ai gatti ed ai vecchi
dallo sguardo spento
sulle barbe di saggezza e di lana.

Oggi sulla strada polverosa di kabul,
sui tetti di fango rappreso,
sui cortili dai muri a brandelli,
vola alto un aquilone di speranza:
la speranza che la fine di una guerra
non sia più l'inizio di un'altra.

Francesco Tommaso Armenti




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